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collane

copertina libro

Cipriano di Cartagine
A DEMETRIANO

ISBN: 9788870946352
dimensioni: 125 x 195 mm
rilegatura: brossura
collana: Sources Chretiennes
pagine: 240
anno: 2008

€ 28,00

A metà del III secolo l’Impero romano attraversa un periodo di profonda crisi politica, militare ed economica, aggravata da calamità naturali e da una devastante epidemia.I pagani, impersonati da Demetriano, interpretano questa situazione generale di degrado come effetto della collera vendicatrice degli dèi a causa dei cristiani che rifiutano il culto pagano. Questo rifiuto li rende responsabili di tutti i mali dell’Impero e «legittima» le persecuzioni nei loro confronti. Per Cipriano simili accuse – già presenti nell’Apologeticum di Tertulliano – non hanno alcun fondamento e le persecuzioni sono prive di qualsiasi giustificazione. I mali presenti sono conseguenza della vecchiezza del mondo e segni della sua prossima fine, già annunciata dalla Sacra Scrittura. Anzi, egli ritorce l’accusa: i mali accadono come castigo divino verso i pagani per la loro idolatria, e nel contempo sono una prova di pazienza per i cristiani che attendono il Regno di Dio. Da qui l’invito ai pagani di convertirsi all’unico  vero Dio, prima dell’avvento finale di Cristo.
Testo critico, Introduzione e Commento di Jean-Claude Fredouille.
Traduzione italiana e aggiornamento di Attilio Carpin.

Cipriano di Cartagine - La vita - Tascio Cecilio Cipriano (Cartagine, 210 – Sesti, 14 settembre 258) è stato vescovo, poeta, scrittore e martire cartaginese. è venerato come santo e Padre della Chiesa. Ai tempi della sua conversione doveva aver già passato la mezza età, e del periodo antecedente la conversione ci rimane solo un manoscritto, steso di suo pugno, che racconta la sua conoscenza della magia. Fu un famoso oratore, possedeva una considerevole ricchezza e, molto probabilmente, rivestiva una posizione di prestigio nella città di Cartagine. Il suo dono per l´eloquenza è evidente nelle sue opere. Non era un pensatore, un filosofo o un teologo, ma soprattutto un uomo di mondo dalle grandi energie e dal carattere impetuoso. La sua conversione si deve ad un anziano presbitero chiamato Ceciliano, con il quale sembra fosse andato a vivere. Quando era ancora un semplice catecumeno, il santo decise di vivere in castità e di dare la maggior parte dei suoi redditi ai poveri. Vendette tutte le sue proprietà, compresi i giardini che possedeva a Cartagine. Il suo battesimo, probabilmente, ebbe luogo il 18 aprile 246, vigilia di Pasqua.Nell´ottobre del 249 Decio divenne imperatore. Convinto del grande pericolo rappresentato dal Cristianesimo per lo Stato, nel gennaio del 250 pubblicò un editto che imponeva ai sudditi di offrire un sacrificio agli dèi, per provare l´adesione alla religione romana. L´offerta sacrificale doveva essere compiuta davanti a una commissione di cinque membri che rilasciava un libellus, sorta di attestazione di fedeltà che esentava dalle torture riservate ai cristiani. Nel gennaio di quell’anno il Papa fu martirizzato e Cipriano si nascose in un luogo sicuro, per non lasciare la chiesa senza governo. Dal suo rifugio consigliava i confessori ed elogiava i martiri. All´arrivo del proconsole, in aprile, la durezza della persecuzione aumentò. Vennero torturati i bambini e violentate le donne.A Roma, come a Cartagine, i cristiani terrorizzati erano accorsi ai templi per sacrificare agli dei, cadendo nell´apostasia. Alcuni non avevano sacrificato, ma avevano acquistato i libelli. Da questi sconvolgimenti derivarono alcuni prodigi che terrorizzarono i colpevoli: un uomo divenne muto di fronte allo stesso Capitolo in cui aveva negato Cristo; un altro divenne pazzo nei bagni pubblici e si mangiò la lingua che aveva assaggiato il sacrificio pagano; alla presenza di Cipriano stesso, un bambino che era stato portato dalla nutrice all´altare pagano e quindi alla Celebrazione eucaristica officiata dal vescovo, vomitò l´ostia che aveva ricevuto nel calice; eccetera.All´inizio del 251 la persecuzione calò d´intensità. I confessori furono liberati e si poté riunire un Concilio a Cartagine. A causa, però, delle trame di alcuni presbiteri, Cipriano non fu in grado di lasciare il suo rifugio fino a dopo Pasqua (il 23 marzo). Tuttavia, scrisse una lettera al suo gregge per denunciare il più perfido di tali presbiteri, Novato, ed il suo diacono Felicissimo (Ep. XLIII). L´argomento della lettera venne sviluppato più approfonditamente nel trattato De Ecclesiae Catholicae Unitate (L’unità della Chiesa) che risale a questo periodo. Questo celebre pamphlet venne letto dal suo autore di fronte al Concilio in cui poté ottenere il supporto dei vescovi contro lo scisma originato da Felicissimo e da Novato, che avevano un grande seguito. L´unità di cui san Cipriano si stava occupando non era tanto l´unità dell´intera chiesa, la necessità della quale comunque postulava, quanto l´unità da mantenere all´interno di ogni diocesi tramite l´unione con il vescovo. L´unità della Chiesa, infatti, era garantita dall´unione dei vescovi che «sono incollati l´uno all´altro»; quindi chiunque non è con il suo vescovo è fuori dalla chiesa e non può essere unito a Cristo.Intorno all´apertura del Concilio (251), giunse da Roma una lettera che annunciava l´elezione di un nuovo papa, Cornelio. Ma giunse pure un altro messaggio con la notizia che Novaziano, il più eminente fra il clero romano, era stato eletto anche lui papa. Fortunatamente tornarono da Roma due presbiteri africani che testimoniarono la regolarità dell’elezione di Cornelio. Fu così possibile rispondere alle pretese degli inviati di Novaziano. Le rimostranze del santo ebbero il loro effetto, ma per due o tre mesi la confusione all´interno della Chiesa cattolica fu terribile.La morte - Il 30 agosto 257 Cipriano fu condotto di fronte al Proconsole Paterno nel suo secretarium. Il suo interrogatorio è tuttora esistente e forma la prima parte degli Acta proconsularia del suo martirio. Cipriano si proclamò cristiano e vescovo. «Perseveri in questo?» gli chiese Paterno. «Una buona volontà che conosce Dio non può essere cambiata». «Vuoi, quindi, andare in esilio a Curubis?» «Vado». A settembre si recò a Curubis, accompagnato da Ponzio. Nell´agosto 258, Cipriano seppe che papa Sisto II era stato messo a morte nelle catacombe insieme a quattro dei suoi diaconi. Il successore di Paterno fece tornare Cipriano a Cartagine e qui, nei suoi giardini, il vescovo attese la sentenza finale. Molti personaggi in vista lo invitarono a scappare, ma il sogno che aveva fatto, profezia del suo martirio, non aveva previsto questa eventualità ed inoltre voleva rimanere per esortare gli altri. Di quanto accadde in seguito esiste una vaga descrizione di Ponzio ed un dettagliato resoconto negli Atti proconsolari. La mattina del 14, per ordine delle autorità, una folla si riunì presso la Villa di Sesto e qui Cipriano fu processato. Si rifiutò di sacrificare agli dei pagani ed aggiunse che in questa materia non si doveva pensare alle conseguenze. Fu gettato a terra in una cavità circondata da alberi, su cui molte persone si erano arrampicate. Cipriano si tolse il mantello ed inginocchiatosi iniziò a pregare. Poi si tolse la dalmatica e la diede ai suoi diaconi. Rimase in piedi vestito della sola tunica in attesa del carnefice, al quale ordinò fossero dati 25 pezzi d´oro. I confratelli lanciarono panni e fazzoletti davanti a lui per assorbire il suo sangue. Egli si bendò gli occhi con l´aiuto di un presbitero e di un diacono. Così avvenne il suo martirio. Per il resto del giorno il suo corpo fu esposto per soddisfare la curiosità dei pagani. Ma la notte, i confratelli, con candele e torce, lo portarono pregando al cimitero di Macrobius Candidianus nei sobborghi di Mapalia. Fu il primo vescovo di Cartagine ad ottenere la corona del martirio.gli scritti - La sua lotta contro la corruzione e il suo carattere caritatevole e incline al buon senso facilitarono la sua santificazione, avvenuta pochi mesi dopo il suo decesso. Sant´Agostino d´Ippona lo ammirò profondamente sia sotto il profilo umano che sotto quello teologico (di lui scrisse: Beatus Cyprianus velut olĕum decurrens in omnem suavitatem).Nelle sue opere, Cipriano si rivolgeva ad un pubblico cristiano; il suo fervore aveva libero gioco, il suo stile era semplice, anche se impetuoso ed a volte poetico. Pur senza essere classico, il suo stile era corretto per la sua epoca ed il ritmo con cui cadenzava le frasi era rigoroso e comune a tutte le sue opere migliori. Nel complesso, la bellezza del suo stile raramente fu eguagliata dai padri latini e fu sorpassata solo dall´energia e dallo spirito di San Girolamo.San Cipriano fu il primo grande scrittore cristiano in latino, dato che Tertulliano cadde nell´eresia ed il suo stile era aspro e complesso. Fino ai giorni di Girolamo e di Agostino, le opere di Cipriano non ebbero rivali in tutto l´occidente. La vita - Tascio Cecilio Cipriano (Cartagine, 210 – Sesti, 14 settembre 258) è stato vescovo, poeta, scrittore e martire cartaginese. è venerato come santo e Padre della Chiesa. Ai tempi della sua conversione doveva aver già passato la mezza età, e del periodo antecedente la conversione ci rimane solo un manoscritto, steso di suo pugno, che racconta la sua conoscenza della magia. Fu un famoso oratore, possedeva una considerevole ricchezza e, molto probabilmente, rivestiva una posizione di prestigio nella città di Cartagine. Il suo dono per l´eloquenza è evidente nelle sue opere. Non era un pensatore, un filosofo o un teologo, ma soprattutto un uomo di mondo dalle grandi energie e dal carattere impetuoso. La sua conversione si deve ad un anziano presbitero chiamato Ceciliano, con il quale sembra fosse andato a vivere. Quando era ancora un semplice catecumeno, il santo decise di vivere in castità e di dare la maggior parte dei suoi redditi ai poveri. Vendette tutte le sue proprietà, compresi i giardini che possedeva a Cartagine. Il suo battesimo, probabilmente, ebbe luogo il 18 aprile 246, vigilia di Pasqua.Nell´ottobre del 249 Decio divenne imperatore. Convinto del grande pericolo rappresentato dal Cristianesimo per lo Stato, nel gennaio del 250 pubblicò un editto che imponeva ai sudditi di offrire un sacrificio agli dèi, per provare l´adesione alla religione romana. L´offerta sacrificale doveva essere compiuta davanti a una commissione di cinque membri che rilasciava un libellus, sorta di attestazione di fedeltà che esentava dalle torture riservate ai cristiani. Nel gennaio di quell’anno il Papa fu martirizzato e Cipriano si nascose in un luogo sicuro, per non lasciare la chiesa senza governo. Dal suo rifugio consigliava i confessori ed elogiava i martiri. All´arrivo del proconsole, in aprile, la durezza della persecuzione aumentò. Vennero torturati i bambini e violentate le donne. A Roma, come a Cartagine, i cristiani terrorizzati erano accorsi ai templi per sacrificare agli dei, cadendo nell´apostasia. Alcuni non avevano sacrificato, ma avevano acquistato i libelli. Da questi sconvolgimenti derivarono alcuni prodigi che terrorizzarono i colpevoli: un uomo divenne muto di fronte allo stesso Capitolo in cui aveva negato Cristo; un altro divenne pazzo nei bagni pubblici e si mangiò la lingua che aveva assaggiato il sacrificio pagano; alla presenza di Cipriano stesso, un bambino che era stato portato dalla nutrice all´altare pagano e quindi alla Celebrazione eucaristica officiata dal vescovo, vomitò l´ostia che aveva ricevuto nel calice; eccetera.All´inizio del 251 la persecuzione calò d´intensità. I confessori furono liberati e si poté riunire un Concilio a Cartagine. A causa, però, delle trame di alcuni presbiteri, Cipriano non fu in grado di lasciare il suo rifugio fino a dopo Pasqua (il 23 marzo). Tuttavia, scrisse una lettera al suo gregge per denunciare il più perfido di tali presbiteri, Novato, ed il suo diacono Felicissimo (Ep. XLIII). L´argomento della lettera venne sviluppato più approfonditamente nel trattato De Ecclesiae Catholicae Unitate (L’unità della Chiesa) che risale a questo periodo. Questo celebre pamphlet venne letto dal suo autore di fronte al Concilio in cui poté ottenere il supporto dei vescovi contro lo scisma originato da Felicissimo e da Novato, che avevano un grande seguito. L´unità di cui san Cipriano si stava occupando non era tanto l´unità dell´intera chiesa, la necessità della quale comunque postulava, quanto l´unità da mantenere all´interno di ogni diocesi tramite l´unione con il vescovo. L´unità della Chiesa, infatti, era garantita dall´unione dei vescovi che «sono incollati l´uno all´altro»; quindi chiunque non è con il suo vescovo è fuori dalla chiesa e non può essere unito a Cristo.Intorno all´apertura del Concilio (251), giunse da Roma una lettera che annunciava l´elezione di un nuovo papa, Cornelio. Ma giunse pure un altro messaggio con la notizia che Novaziano, il più eminente fra il clero romano, era stato eletto anche lui papa. Fortunatamente tornarono da Roma due presbiteri africani che testimoniarono la regolarità dell’elezione di Cornelio. Fu così possibile rispondere alle pretese degli inviati di Novaziano. Le rimostranze del santo ebbero il loro effetto, ma per due o tre mesi la confusione all´interno della Chiesa cattolica fu terribile.La morte - Il 30 agosto 257 Cipriano fu condotto di fronte al Proconsole Paterno nel suo secretarium. Il suo interrogatorio è tuttora esistente e forma la prima parte degli Acta proconsularia del suo martirio. Cipriano si proclamò cristiano e vescovo. «Perseveri in questo?» gli chiese Paterno. «Una buona volontà che conosce Dio non può essere cambiata». «Vuoi, quindi, andare in esilio a Curubis?» «Vado». A settembre si recò a Curubis, accompagnato da Ponzio. Nell´agosto 258, Cipriano seppe che papa Sisto II era stato messo a morte nelle catacombe insieme a quattro dei suoi diaconi. Il successore di Paterno fece tornare Cipriano a Cartagine e qui, nei suoi giardini, il vescovo attese la sentenza finale. Molti personaggi in vista lo invitarono a scappare, ma il sogno che aveva fatto, profezia del suo martirio, non aveva previsto questa eventualità ed inoltre voleva rimanere per esortare gli altri. Di quanto accadde in seguito esiste una vaga descrizione di Ponzio ed un dettagliato resoconto negli Atti proconsolari. La mattina del 14, per ordine delle autorità, una folla si riunì presso la Villa di Sesto e qui Cipriano fu processato. Si rifiutò di sacrificare agli dei pagani ed aggiunse che in questa materia non si doveva pensare alle conseguenze. Fu gettato a terra in una cavità circondata da alberi, su cui molte persone si erano arrampicate. Cipriano si tolse il mantello ed inginocchiatosi iniziò a pregare. Poi si tolse la dalmatica e la diede ai suoi diaconi. Rimase in piedi vestito della sola tunica in attesa del carnefice, al quale ordinò fossero dati 25 pezzi d´oro. I confratelli lanciarono panni e fazzoletti davanti a lui per assorbire il suo sangue. Egli si bendò gli occhi con l´aiuto di un presbitero e di un diacono. Così avvenne il suo martirio. Per il resto del giorno il suo corpo fu esposto per soddisfare la curiosità dei pagani. Ma la notte, i confratelli, con candele e torce, lo portarono pregando al cimitero di Macrobius Candidianus nei sobborghi di Mapalia. Fu il primo vescovo di Cartagine ad ottenere la corona del martirio.gli scritti - La sua lotta contro la corruzione e il suo carattere caritatevole e incline al buon senso facilitarono la sua santificazione, avvenuta pochi mesi dopo il suo decesso. Sant´Agostino d´Ippona lo ammirò profondamente sia sotto il profilo umano che sotto quello teologico (di lui scrisse: Beatus Cyprianus velut olĕum decurrens in omnem suavitatem).Nelle sue opere, Cipriano si rivolgeva ad un pubblico cristiano; il suo fervore aveva libero gioco, il suo stile era semplice, anche se impetuoso ed a volte poetico. Pur senza essere classico, il suo stile era corretto per la sua epoca ed il ritmo con cui cadenzava le frasi era rigoroso e comune a tutte le sue opere migliori. Nel complesso, la bellezza del suo stile raramente fu eguagliata dai padri latini e fu sorpassata solo dall´energia e dallo spirito di San Girolamo. San Cipriano fu il primo grande scrittore cristiano in latino, dato che Tertulliano cadde nell´eresia ed il suo stile era aspro e complesso. Fino ai giorni di Girolamo e di Agostino, le opere di Cipriano non ebbero rivali in tutto l´occidente.