La scienza di Dio

di

ISBN:9788870949841

Pagine:336

Dimensione:150 x 210

Soggetti:Teologia

Anno:2018

Rilegatura:brossura

Prezzo del libro

26,00

Il professor Antonino Postorino ha già più volte assunto, dalle pagine di Sacra Doctrina, il punto di vista della “metafisica rigorosa”: cioè di uno studio dell’essere che mira a soddisfare i più severi requisiti della mentalità analitica occidentale. Questo approccio è caratterizzato da una forma di “riduzionismo parmenideo”, consistente nella considerazione del principio di non-contraddizione “l’essere è, il non-essere non è” come criterio originario di validità della conoscenza umana.
In realtà, dovremmo dire, il principio di non-contraddizione è parte di un insieme più ampio e complesso di principi conoscitivi e certezze originali, che l’enciclica Fides et ratio (n. 4) di san Giovanni Paolo II chiama “filosofia implicita”: “una sorta di patrimonio spirituale dell’umanità […] condivis[o] in qualche misura da tutti”, anche se in modo generico ed irriflesso, costituito dai “principi di non contraddizione, di finalità, di causalità, come pure alla concezione della persona come soggetto libero e intelligente e alla sua capacità di conoscere Dio, la verità, il bene; [e inoltre da] alcune norme morali fondamentali che risultano comunemente condivise. […] Quando la ragione riesce a intuire e a formulare i principi primi e universali dell’essere e a far correttamente scaturire da questi conclusioni coerenti di ordine logico e deontologico, allora può dirsi una ragione retta o, come la chiamavano gli antichi, orthòs logos, recta ratio”.
Mettere l’accento in modo esclusivo sul principio di non-contraddizione conduce come appare con evidenza dalla storia della metafisica occidentale all’“ossessione del nichilismo”, cioè a considerare “l’identificazione dell’essere il nulla” come il supremo rischio del pensiero. Tale identificazione inevitabile, considerando l’atteggiamento conoscitivo “iperanalitico” da cui parte questa venerabile tendenza filosofica è, secondo Postorino, evitata, o quantomeno molto ridotta,  dalla “sistematica sapienziale dell’incontrovertibile” di Giuseppe Barzaghi O. P., che può giustamente aspirare al ruolo di “testa di ponte” verso ogni possibile teologia futura.